Ultime novità in materia di redditometro

A cura del
vincenzo statelli
dr. Vincenzo Statelli,

Ragioniere Commercialista

L’attività di verifica sul corretto adempimento degli obblighi fiscali da parte dei contribuenti rientra tra i compiti istituzionali affidati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze all’Agenzia delle Entrate, ed è finalizzata oltre che a contrastare i fenomeni evasivi ed elusivi, anche a favorire l’adempimento spontaneo del contribuente (tax compliance) che è alla base del nostro ordinamento fiscale e tributario. Da un lato, quindi, l’Agenzia delle Entrate ha il compito di contrastare i comportamenti fiscalmente non corretti, dall’altro di stimolare quanto più possibile l’adesione spontanea ad un comportamento di corretta equità fiscale. Tale risultato è raggiunto quasi sempre attraverso mezzi repressivi e invasivi, raramente mediante sistemi di comunicazione persuasivi. Ricordiamo tutti gli ultimi spot televisivi “pseudo scientifici sulla parassitologia”, sui cui risultati mi astengo dall’effettuare ogni commento. I mezzi invasivi, invece, sono quelli che vengono utilizzati per la verifica dell’avvenuto corretto adempimento degli obblighi tributari. Tra i tanti ricordiamo: i controlli automatizzati e formali delle dichiarazioni fiscali, gli inviti al contraddittorio, i questionari, le attività istruttorie esterne (per esempio, controlli mirati e verifiche fiscali), le indagini finanziarie, l’attività di tutoraggio nei confronti delle imprese di più rilevante dimensione, ed in ultimo spesometro e redditometro. Utilizzando questi metodi, spesso, l’Agenzia delle Entrate giunge alla rettifica della posizione reddituale del contribuente che viene formalizzata attraverso l’avviso di accertamento, che altro non è che l’atto con il quale l’Agenzia delle Entrate chiude il controllo e rappresenta il risultato dell’attività istruttoria o dei singoli metodi accertativi utilizzati: in parole semplici è l’atto con il quale l’Agenzia “ci presenta il conto”.

Nelle ultime conferenze stampa tenute dalla direzione generale dell’Agenzia delle Entrate vengono spesso diffusi dati presuntivi sull’evasione in Italia con cifre impressionanti. Ciò oltre a far comprendere come da un lato sia assolutamente difficile far radicare il principio della “tax compliance” con aliquote impositive così alte, a cui corrisponde un ritorno di servizi non sempre all’altezza delle tasse pagate dai contribuenti, dall’altro lato rivela l’assoluta incapacità di riuscire a scovare e contenere l’evasione, soprattutto quella totale ovvero quella totalmente sconosciuta al fisco, che è la più eclatante. Ebbene, per poter meglio comprendere i passi da gigante effettuati negli ultimi cinque anni in materia di accertamento, occorre comprendere come si è evoluta l’attività di accertamento, che negli anni passati aveva origine solo dall’acquisizione di elementi presso il contribuente (verifiche, ispezioni, accessi, richieste di documenti, questionari, ecc.), oppure dagli elementi comunicati spontaneamente dal contribuente ed in possesso quindi dell’Agenzia delle Entrate (dichiarazioni, atti registrati, comunicazioni varie). Da cinque anni a questa parte, facendo seguito alle numerose variazioni legislative, l’Agenzia delle Entrate ha acquisito sempre maggiori dati ed informazioni accentrando a sé numerose banche dati esterne per costituire un’enorme database dettagliatissimo su ciascun cittadino, e non solo quindi sui contribuenti titolari di partita iva, mettendo di fatto nelle mani degli 007 del fisco un potentissimo strumento molto più incisivo e dettagliato nella lotta all’evasione. Nel cervellone di Serpico, infatti, da gennaio 2013 confluiranno anche 40 milioni di depositi: in sostanza è la nuova arma impugnata dall’Agenzia delle Entrate per scovare l’evasione. Tale novità è stata prevista dal decreto “Salva Italia” che dispone l’obbligo per banche, operatori finanziari e assicurazioni di riversare nei computer dell’Anagrafe tributaria oltre ai dati identificativi del rapporto anche i saldi e tutti i movimenti, con l’evidenza del dare e dell’avere. Si tratta di 400 milioni di dati che fanno capo a 40 milioni di conti correnti. Fino ad oggi se l’Agenzia voleva conoscere le coordinate bancarie di un sospetto evasore doveva interpellare l’intero sistema bancario, e una volta conosciuti i rapporti chiedere i movimenti che invece adesso saranno già in possesso dell’amministrazione per ogni singolo contribuente. Ma le novità non si fermano qui. A tutto quanto fino ad oggi noto, si aggiunge un altro tassello sui controlli rivolti alla generalità dei cittadini. Un ulteriore controllo, molto invasivo sulla sfera personale e che misura il peso del denaro speso o investito dal contribuente, è quello presentato lo scorso novembre dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate sotto il nome di REDDITEST, e che salvo proroghe verrà utilizzato dal primo gennaio 2013. Tale nuovo software messo preventivamente a disposizione dei contribuenti permetterà anticipatamente di conoscere la propria posizione reddituale come verrà valutata dal fisco. E a tal proposito bisogna dire che il software non è indenne da critiche. Uno dei punti più controversi è quello del diverso “peso del denaro”. In soldoni – giusto per restare in tema – cento euro potrebbero non essere sempre cento euro. Possibile mai? Ebbene si, secondo le stime dell’ultimo software. Se utilizziamo una determinata cifra per un bene di lusso, quale una beauty farm, è un conto, mentre se gli stessi soldi vengono sfruttati per beni meno “elitari” è un altro. In termini spicci, i cento euro usati per concedersi un vizio sono un primo indicatore: dietro a tale scelta potrebbe celarsi un possibile evasore. Una sorta di morsa che non mette d’accordo neanche chi l’ha ideata, perché se è chiaro che alcune voci del redditometro – molto diverse tra loro – non possono essere pesate allo stesso modo, l’assurdità è che il valore fiscale delle singole spese potrebbe cambiare all’interno della stessa voce o almeno della stessa categoria. Tale software prevede infatti sette categorie. Lo strumento, come ampiamente anticipato, sarà molto invasivo in quanto conterrà più di cento voci di spesa, dagli alberghi fino agli immobili, passando per gioielli e centri benessere. Cento parametri per scovare gli evasori fiscali. Le 100 voci si potranno aggregare in 7 differenti categorie. E l’Agenzia ha elaborato tre soglie (massima, intermedia e minima) in base alle quali far scattare, o meno, gli accertamenti presuntivi.

redditometro e spesometro

Soglia massima

Si tratta della massima soglia di rischio, una sorta di allarme rosso che scatta quando il redditometro registra uno scostamento molto significativo tra la stima effettuata e la dichiarazione che un cittadino ha intenzione di presentare alle Entrate. Se poi gli indicatori specifici di spesa non confermassero l’incoerenza tra calcolo presuntivo del redditometro e la reale dichiarazione, la posizione del contribuente verrebbe declassificata nella categoria inferiore. Se, al contrario, gli indicatori confermassero l’incoerenza, si diventerebbe il bersaglio di un controllo fiscale approfondito.

Soglia intermedia

Si tratta di una sorta di semaforo giallo, “meglio rallentare” altrimenti si incorre in accertamenti e sanzioni. Si verifica nel caso in cui in base ai parametri del redditometro emerge un reddito che risulta essere dichiarato dal contribuente in misura leggermente inferiore ed entro una “soglia di coerenza”, rientrando nella fascia di rischio medio, una fascia segnalata per eventuali accertamenti di natura preventiva.

Soglia minima

Semaforo verde, nessun pericolo né accertamento: avviene quando la dichiarazione dei redditi risulta coerente o si discosta di poco dal calcolo del redditometro. Insomma, non si accende alcuna spia d’allarme. Il reddito familiare infatti viene stimato prima della dichiarazione e può essere confrontato con quello che si ha intenzione di dichiarare.

Purtroppo, e soprattutto nella fase iniziale, sarà facile ipotizzare che oltre ai numerosi evasori emergeranno numerose incongruenze e difformità di risultato che toccherà come sempre al contribuente onesto e corretto andare a giustificare con ulteriore aggravio di costi e tempi.