Le società professionali

A cura della
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dr.ssa Silvia Stefanelli
Avvocato
esperto in diritto sanitario

Ai nastri di partenza le società professionali disciplinate dal DM 8 febbraio 2013 n. 34 in attuazione dell’art. 10 comma 10 legge 183-2011.

Analizziamo – molto in sintesi – i punti cardine per poi valutarne la specifica portata in ambito dentale:
–    la società professionale ha per oggetto l’esercizio di una o più attività professionali formate tra professionisti di ordini, albi e collegi, nonche’ dei cittadini degli Stati membri dell’Unione europea;
–    sono ammesse le società multidisciplinari;
–    al fine di garantire che la prestazione sia effettivamente eseguita dal socio in possesso dei requisiti richiesti per l’esercizio della professione, sono imposti stretti vincoli di trasparenza e informazione a favore del cliente (obbligo di consegnare l’elenco dei soci, anche investitori; diritto di chiedere la prestazione espressamente ad un socio; esistenza di eventuali conflitti di interesse ecc..). E’ prevista comunque lapossibilità per il socio professionista di avvalersi della collaborazione di ausiliari;
–    sussiste il limite della partecipazione ad una sola società professionale;
–    il socio investitore deve essere in possesso dei requisiti di onorabilità previsti per l’iscrizione all’albo professionale, non aver riportato condanne definitive per una pena pari o superiore a due anni, non essere stato cancellato da un albo professionale per motivi disciplinari.


Ed inoltre:
–    è prevista l’iscrizione presso una sezione speciale della Camera di commercio;
–    è prevista altresì l’iscrizione in una sezione speciale degli albi o dei registri tenuti presso l’ordine o il collegio professionale di appartenenza dei soci professionisti, nel caso di società multidisciplinare l’iscrizione dovrà avvenire presso l’albo o il registro dell’ordine o collegio professionale relativo all’attività individuata come prevalente nello statuto o nell’atto costitutivo. All’Ordine poi devono essere comunicate tutte le modifiche societarie che intervengono;
–    ogni socio è soggetto alle regole deontologiche dell’ordine o collegio al quale è iscritto;
–    la società professionale risponde disciplinarmente delle violazioni delle norme deontologiche dell’ordine al quale risulti iscritta;
–    se la violazione deontologica commessa dal socio professionista, anche iscritto ad un ordine o collegio diverso da quello della società, è ricollegabile a direttive impartite dalla società, la responsabilità disciplinare del socio concorre con quella della società;


Tralasciando in questa sede i complessi aspetti fiscali (al momento della stesura del presente articolo sembra stia per essere emanata una risoluzione dell’Agenzia delle Entrare che dovrebbe applicare la disciplina fiscale del lavoro autonomo) svolgiamo alcune prime considerazioni per quanto attiene all’ambito dentale.
E’ parere di chi scrive che la società professionale potrà trovare applicazione anche tra odontoiatri ed igienisti dentali (seppure il dettato normativo sembra riferirsi solo a professioni iscritte ad albi e collegi) come del tutto pacifico sembra la costituzione di società tra odontoiatri e altre professionalità quali chirurgo maxillo-facciale o specialista in medicina estetica.
E’ poi noto che in ambito sanitario (diversamente da altri settori) sono da tempo ammesse le società di gestione che richiedono sempre la presenza di una autorizzazione da struttura: in questo senso la possibile portata innovativa del nuovo istituto sarà legata alla possibilità – a parer mio ammissibile – di costituire società tra professionisti (es. odontoiatri ed igienisti dentali) mantenendo invece l’autorizzazione da studio.
Aspetto poi di ampio rilievo sarà la limitazione della responsabilità della società al solo patrimonio sociale, nonché la più agevole possibilità di valorizzare e, quindi, cedere le quote societarie.