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La mia battaglia contro il cancro

Intervista al prof. Umberto Veronesi
Direttore scientifico Istituto Europeo di Oncologia (IEO)

umberto-veronesi

Professor Veronesi, la Fondazione che porta il suo nome ha festeggiato proprio in questi giorni i suoi primi 10 anni. Attraverso quali attività si prefigge di dare un contributo al progresso scientifico?
Dal 2003 ad oggi la Fondazione ha contribuito al progresso del Paese introducendo un criterio inedito di sviluppo della ricerca: investire nei giovani e nella cultura scientifica. La scienza di domani è “GRIN” (fondata su Genetica, Robotica, Informatica e Nanotecnologie), e ha bisogno di un esercito di menti capaci di applicarla. Per questo la Fondazione si è concentrata sulle Borse di Ricerca per giovani futuri scienziati. Ogni anno FUV ne ha erogate, tramite bandi pubblici, un numero sempre crescente, fino ad arrivare a 127 nel 2013. L’obiettivo è creare una compagine di nuovi ricercatori che costruiscano una piramide per la scienza del futuro. Parallelamente alle Borse di Ricerca, la Fondazione annualmente assegna finanziamenti per Progetti di Ricerca ad elevato profilo scientifico ed ampia ricaduta sulla salute pubblica nel campo dell’Oncologia Clinica e della Cardiologia. Ma, soprattutto, la Fondazione investe ampiamente nei giovani considerando tutti i momenti della loro formazione, dalla famiglia alle scuole elementari, fino alla specializzazione post-universitaria.  
In questo modo FUV ha favorito il tramonto degli atteggiamenti antiscientifici ed ha aperto la strada a un nuovo ruolo della scienza nella società: non solo motore di benessere, ma anche tutela dell’uomo e spinta civilizzatrice.
Abbiamo dimostrato che la scienza ha un valore etico, contribuendo ai dibattiti sociali sulla difesa dei diritti fondamentali della persona, e per dare concretezza a questi diritti, dedichiamo all’educazione e alla divulgazione scientifica un’ampia parte delle nostre risorse.

La sfida su cui si concentra il suo impegno professionale è quella di arrivare a sconfiggere definitivamente il cancro. Ritiene si arriverà a breve a tale risultato o si dovrà attendere ancora a lungo?
Abbiamo due obiettivi: da un lato migliorare ancora le terapie per arrivare a guarire almeno l’80% dei malati. È un obiettivo ragionevole e non troppo lontano, poiché oggi guariscono in media il 50% dei pazienti. Dall’altro potenziare la ricerca sulla prevenzione delle cause, per evitare che la malattia si manifesti. La guerra contro il cancro sarà vinta il giorno in cui non ci ammaleremo più, ma per questa vittoria dovremo aspettare più a lungo. Dobbiamo renderci conto non sarà solo una vittoria della scienza, ma anche sociale, perché il cancro oggi non è un problema puramente medico, ma di cultura. La ricerca troverà nuove cure, nuovi strumenti di diagnosi precoce, ma bisognerà fare in modo che siano accessibili a tutti e che le persone, di loro volontà, si sottopongano agli esami. Troverà anche nuove cause, ma per eliminarle avrà bisogno del concorso di tutti gli attori sociali, politici compresi. La sconfitta del cancro sarà una conquista sociale ottenuta anche attraverso battaglie di civiltà, per cui i Paesi più avanzati dovrebbero orientarsi a obiettivi di spessore  ideale.

I test genetici predittivi, sempre più affidabili, rappresenteranno un’arma imprescindibile nell’ottica della prevenzione. Qual è il suo punto di vista al riguardo?
I test genetici sono già uno strumento importante per la lotta ad alcuni tumori, come quello del seno. La possibilità di conoscere l’eventuale  aumentato rischio  di sviluppare la malattia, individuando uno o più geni mutati nel DNA, permette infatti di attivare programmi di protezione speciale. Nel caso del seno i geni in questione son il BRCA 1 e 2. Bisogna  però sottolineare che queste mutazioni indicano una maggiore predisposizione alla malattia, ma non la certezza che si manifesti. Il 50% di chi è portatore di una mutazione genetica non si ammalerà mai.

Il 18 maggio si festeggerà l’Oral Cancer Day, un appuntamento attraverso il quale si porrà l’attenzione su due fattori che hanno un peso rilevante nell’insorgenza di patologie tumorali, non solo del cavo orale: fumo e cattiva alimentazione. Proprio in riferimento a ciò non trova che lo studio odontoiatrico, con il proprio dentista, rappresenti il luogo ideale per instillare nel paziente corretti stili di vita?
Sicuramente sì. Non solo lo studio odontoiatrico è la sede ideale per le campagne educative su questi due temi fondamentali, ma soprattutto il dentista, tramite il suo rapporto personale di fiducia con il paziente, può influenzare positivamente i comportamenti individuali e salvare molte vite.

A proposito di alimentazione lei è un vegetariano convinto. Perché consiglia di imitare questo sua scelta?
Io sono vegetariano per motivi etici: amo gli animali e quindi non li mangio. E credo che chi dichiara il mio stesso sentimento, ed è la maggior parte di noi, dovrebbe fare lo stesso, per coerenza. Consiglio comunque di seguire la mia scelta anche per altri due motivi: per la sostenibilità ambientale e per la salute. Il modo in cui ci alimentiamo ha un impatto sulla natura: nel caso della carne le carcasse degli animali macellati inquinano mari e laghi. Inoltre, l’acqua utilizzata per gli allevamenti impoverisce il mondo già assetato: basta pensare che per ottenere un kg di carne da consumare sono necessari quasi 20 mila litri d’acqua, mentre per produrre un kg di pane ne occorrono 1000. Basterebbero anche solo questi dati per dedurre che il consumo eccessivo di carne non è sostenibile su scala globale, ed è uno dei fattori principali dello squilibrio alimentare che fa sì che metà del pianeta muoia di fame e l’altra metà muoia per il troppo cibo. Oggi la Terra ha 7 miliardi di abitanti, a cui vanno aggiunti oltre 3 miliardi di capi di allevamento, che consumano quintali di cereali che potrebbero sfamare milioni di persone, e che sono  destinati a trasformarsi in cibo per non più di un miliardo di occidentali. Ma tra poche decine di anni saremo in 9 miliardi e se i Paesi emergenti, prevalentemente vegetariani, si mettessero a mangiare carne come noi, in poco tempo avremmo più animali da macello che uomini e infrangeremmo qualsiasi tipo di equilibrio. La terza motivazione, non meno importante, riguarda la salute. Sappiamo che un’alimentazione troppo ricca di grassi di origine animale è la principale causa della diffusione delle malattie ormai endemiche in occidente e in forte espansione nei Paesi emergenti: malattie cardiocircolatorie, cancro, diabete. L’obesità, risultato di una dieta ipercalorica, povera di alimenti vegetali (oltre all’assenza di attività fisica) è una piaga sociale che colpisce un miliardo di persone nel mondo. Una dieta vegetariana è la via ideale verso la restrizione calorica (la diminuzione drastica delle calorie che assumiamo) che è oggi riconosciuta come lo strumento più prezioso per la riduzione delle malattie più gravi e anche per la longevità.

Vincenzo Marra