La consulenza tecnica in ambito odontologico forense

A cura del
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prof. Marco Scarpelli
Docente in odontologia forense, Università di Firenze
libero professionista, Milano

Negli ultimi anni, con l’avvento della nuova procedura in ambito civilistico consulenziale, le modalità di gestione della consulenza tecnica, anche in ambito odontologico forense, sono cambiate.
Rispetto ad un tempo nel quale il CTU (consulente tecnico d’ufficio) sottoponeva a visita il periziando/a, raccoglieva l’anamnesi, ricostruiva quindi la storia clinica, sentiva i CTP (consulenti tecnici di parte) e procedeva quindi a stesura dell’elaborato d’ufficio, destinato al giudice incaricante, oggi risulta introdotta una ulteriore fase, successiva alla stesura di un primo elaborato, definito come bozza, che il CTU invia ai CTP richiedendo, in un tempo predeterminato, note eventuali sulle quali definire infine l’elaborato destinato al Giudice.
Oltre all’evidente scopo, attraverso un contraddittorio più completo, di ottenere una generale abbreviazione dei tempi di consulenza, si è indubbiamente ottenuto un significativo incremento della dialettica di consulenza.
È pur vero che la consulenza ha delle regole proprie che dovrebbero essere ben conosciute dai protagonisti, ma spesso si assiste, chi come il sottoscritto “calca tali scene” ormai da trent’anni, alla partecipazione di soggetti molto motivati ma inesperti che spesso stravolgono le regole della consulenza, financo a renderla nulla.
Ad esempio il nominato CTU che acquisisce, in corso di operazioni peritali, documentazione senza autorizzazione del Giudice, che allontana la parte convenuta (il medico) dalle operazioni asserendo che non ha diritto di assistere, che svolge attività consulenziale senza informare i consulenti nominati, tanto per citare alcune delle più frequenti “mancanze”.
Altro aspetto della consulenza, in parte conseguenza di inesperienza, in parte conseguenza dei tempi attuali e dell’elevata conflittualità non solo tra medico e paziente ma anche in generale di chi gravita intorno a tale rapporto, è un certo grado di aggressività, francamente privo di giustificazione, che porta i CTP a scontri anche molto accesi non su temi tecnici, non con rispetto delle buone maniere, ma per pura animosità “di parte”.
Di nuovo da rimarcare come il ruolo del consulente di parte, se pure non gravato dagli obblighi giuridici di “bene e fedelmente adempiere” del consulente d’ufficio, dovrebbe essere rivolto e dedicato all’individuazione della “verità” ovvero di una rappresentazione la più fedele tecnicamente a quanto documentato e rappresentato.

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Da auspicare invece un atteggiamento molto tecnico ed anche formale dei consulenti con accettabile conoscenza del proprio ruolo e delle regole ad esso connesse, con obiettivo una ricostruzione la più completa degli eventi in osservazione ed una conseguente lettura la più razionale e motivata possibile, aderente al principio giuridico, punto di riferimento della valutazione a fini civilistici del “più probabile che non”.
Insomma, è fondamentale che chi decide di intraprendere l’attività di consulente in ambito odontologico forense, conosca non solo la materia che dovrà trattare, ma abbia acquisito padronanza ed esperienza sulle regole di funzionamento delle consulenze di parte o d’ufficio;  solo così si potrà favorire l’accertamento “pro veritate” e solo così potrà evitarsi di compiere errori che non hanno ricaduta da poco, giacché coinvolgono soggetti terzi in modo significativo (paziente, medico, giudice, avvocati, consulenti, etc.)