Uno scenario plausibile per una professione che sta cambiando: il dentista come un imprenditore?

Recenti dati, a partire dal 2009, dimostrano come la generale crisi economica inevitabilmente abbia generato un impatto negativo anche nel settore del dentale. Tali dati evidenziano una progressiva e costante riduzione dei pazienti negli studi odontoiatrici privati. Nel 2012 anche il mercato di sell-out, ovvero gli acquisti complessivi di dentisti e odontotecnici, ha avuto un andamento negativo.

Se si analizza il comparto dei prodotti di consumo o quello delle attrezzature, i driver che sostengono il mercato sono diversi. Entrambe le aree di business sono strettamente legate alla “salute” dello studio dentistico, ma mentre i consumi sono strettamente connessi alla spesa effettiva, in termini di numero di prestazioni; le apparecchiature rientrano nell’orbita degli investimenti, trattandosi di beni durevoli che sono strettamente correlati al clima di fiducia della categoria. A questo proposito, nel periodo in esame, il trend dei consumi di prodotti raggiunge anche un valore lievemente negativo (intorno al – 2%), mentre si osserva un forte decremento nelle apparecchiature, con punte che arrivano anche al -15%.

Ma il comparto dentale “regge” comunque molto meglio di altre aree dell’economia nazionale. I cittadini italiani, pur dovendo spesso rinunciare a riabilitazioni particolarmente costose, non smettono di pensare alla propria salute, cercando di conservare intatto il loro sorriso. A questi cittadini dovranno essere destinati studi dentistici sempre all’avanguardia dal punto di vista delle tecnologie diagnostiche e terapeutiche, nonché nella qualità di prodotti e prestazioni. Così come è sempre stato grazie ad una categoria di professionisti che ha investito, collocandosi eccellentemente come fiore all’occhiello della sanità mondiale. Tuttavia continuano a nascere e svilupparsi nuovi modelli di organizzazioni, a volte più competitivi, con economie di scala e una forte propensione alla comunicazione pubblica.

Dal 2007, si è avuto un calo di milioni di pazienti, con centinaia di migliaia di famiglie in meno dal dentista. Ma rinunciare ad una cura non è come rinunciare ad una spesa voluttuaria, così anche un semplice “sanguinamento della gengiva”, apparentemente percepito banale dal paziente, può nascondere una patologia ben più grave che diventerà un bisogno da soddisfare nei prossimi anni per i dentisti. La crisi porterà un aumento delle patologie?

Considerando che la riduzione della spesa odontoiatrica ha riguardato prevalentemente “piccoli studi e dentisti over 50”, questa è una contrazione che si traduce in un calo delle famiglie che hanno effettuato la spesa odontoiatrica (-3,31%) e un calo della spesa media annuale di tutte le famiglie di circa il -28,06%. Sicuramente un dato negativo se visto alla luce del breve periodo, ma in realtà leggibile come un potenziale aumento dei bisogni di cura, sulla base del ragionamento che una “cura non effettuata” peggiora lo stato di salute nel tempo del paziente (tab. 1).

tab. 1 - scenari futuri

tab. 1 – scenari futuri

Le persone che nel solo 2011 hanno rinunciato alle cure odontoiatriche per problemi economici sono l’8,9%, con un picco del 13% nel Sud e nelle Isole e nella fascia ‘età tra i 35-59 anni. In confronto agli altri Paesi Ue, l’Italia è quello con la più alta percentuale di rinuncia alle prestazioni tra il 2007 e 2012.

Va detto che in Italia, oltre alla crisi, incidono anche questioni culturali e di comunicazione, perché chi non va dal dentista motiva la latitanza dicendo di non aver gravi problemi. Gli italiani continuano a rivolgersi al dentista solo quando il danno è ormai fatto, più che per fare prevenzione. E’ inevitabile che l’effetto combinato di una crisi che morde ancora e di fattori culturali che ostacolano, nonché di un mercato sempre più caratterizzato dal low-cost, si rifletta sulle entrate della professione.

Se ci pensiamo, il consumatore può decidere di rinunciare per sempre a certi beni, come ad esempio l’automobile perché può spostarsi in altro modo; può anche rinunciare a fare una causa o a pagare le tasse, lasciando senza incarichi avvocati e commercialisti; può avere l’ipertensione o il diabete senza sapere di soffrirne, mancando così di rivolgersi al medico, oppure, se lo sa, decidere di auto-curarsi; ma non potrà mai rinunciare alle cure del dentista, solo rinviarle nel tempo: prima o poi dovrà andare perché l’auto-terapia non è praticabile. La sua decisione di accedere a cure dentistiche riguarderà quindi la scelta del “quando” e del “dove” (in quale studio), ma mai fra “cure si cure no”.

Fonte: Sole24ore Sanità (Anno XVIII – n. 10, del 17/23 Marzo 2015); articolo del Prof. Antonio Pelliccia (Economista e Consulente di Direzione per le strategie di impresa e per la gestione strategica delle risorse umane. Esperto in Marketing e Management sanitario. Professore con contratto di docenza in Economia ed Organizzazione Aziendale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma-Agostino Gemelli nel corso di laurea in Odontoiatria e Protesi dentaria e di Economia e Gestione presso l’Università Vita e Salute Ospedale S. Raffaele di Milano nel corso di laurea in Odontoiatria e Protesi dentaria e nel corso di laurea in Igiene dentale).