Crisi economica, conviene non investire?

A cura del
vincenzo statelli
dr. Vincenzo Statelli,

Ragioniere Commercialista

Il più grande degli uragani di tutti i tempi, quello della crisi economica, si è abbattuto sull’Europa facendo vacillare tutte le regole dell’economia, portando crisi e creando un senso di profondo smarrimento nei giovani ed incertezza nel futuro. A tutto ciò si aggiungono, nel quadro generale, le rafforzate norme di contrasto all’evasione mediante l’utilizzo di norme più severe e lo stringente utilizzo degli studi di settore, dello spesometro e del redditometro. Tutto questo potrebbe intristire il quadro generale, poiché ai già numerosi obblighi fiscali dei contribuenti italiani se ne aggiungono degli altri di tipo contabile ed extracontabile.
Ci si domanda allora, in tempi di crisi economica:

  • Cosa conviene fare all’imprenditore o al professionista?
  • È conveniente investire in beni strumentali e tecnologici?
  • Quali sono i vantaggi?

Purtroppo non esiste una risposta univoca per tutti, ma la storia economica ed i grandi economisti del passato ci possono aiutare: CONOSCERE E MIGLIORARSI per portarsi avanti!

Andiamo per ordine. Ebbene sì, come prima cosa bisogna aumentare il proprio bagaglio culturale, anche i migliori manager mondiali sanno bene che non si smette mai di studiare, così anche nei nostri uffici o nelle nostre imprese occorre portarsi avanti mentalmente, culturalmente ed approcciarsi con la consapevolezza che le conoscenze sono alla base della crescita e del successo. I corsi e ricorsi storici ci insegnano che durante una crisi economica accade che molte imprese chiudono; così come molte altre, le più avvedute e preparate crescono e si sviluppano in misura maggiore rispetto ad un periodo normale, traendo ulteriore vantaggio dalle risorse liberate da chi non è sopravvissuto al mercato.

Allora in tempi di crisi cosa è opportuno fare?  

Innanzitutto aumentare le proprie conoscenze, studiare il proprio mercato di riferimento e la concorrenza, dopodiché occorrerà verificare se tutti i modelli di management e marketing applicati all’interno della propria impresa o del proprio studio siano veramente efficaci (ancora validi), o se vadano corretti in occasione della crisi. Risulta essere quindi indispensabile effettuare un check-up aziendale, mirato a verificare se vi siano sprechi, inefficienze o perdite occulte nei processi produttivi o nei modelli di gestione applicati nei propri studi o aziende. Ricordo sempre, e non finirò mai di ripeterlo, che tutti gli investimenti volti a migliorare la gestione dello studio sono sempre quelli migliori da attuare, perché la storia ci insegna che per superare le crisi occorre andare oltre, aumentare il proprio livello di conoscenze, innovare, ottimizzare i processi lavorativi e migliorare la comunicazione. Pensate come si svolgeva la vostra professione o attività qualche decennio fa e come si svolge oggi, e soprattutto quali sono le prospettive future. Tutto ci fa comprendere come l’evoluzione dei tempi, delle tecnologie e delle modalità di lavoro ci abbia fatto crescere ed innovare.

Crescere mentalmente significa per il professionista acquisire un serie di competenze che definiscono la stessa identità dello studio o dell’impresa e su cui questo tende a focalizzarsi. Si tratta di un nocciolo di saperi che non ha nulla a che vedere con la definizione del perimetro del “business”, ma che riguarda la detenzione di una conoscenza e competenza che distingue uno studio dagli altri e lo rende perciò competitivo. Ribadisco che uno studio o un’azienda, senza le giuste idee e senza un appropriato marketing, ovvero senza strategie e senza coinvolgimento di tutti gli attori coinvolti non ottiene mai un successo consolidato nel tempo. Ovviamente, molto spesso l’imprenditore o il professionista è preso da mille problemi: con l’amministrazione, con le tasse, con il personale, con i fornitori, con i pazienti, e non è nelle condizioni di poter mettere in campo tutte le procedure idonee e necessarie dettate dal momento storico in cui l’impresa o lo studio professionale si trovano. Altre volte, invece, non riesce ad avere una visione distaccata e critica della propria azienda che molto spesso è considerata la propria creatura (e in quanto tale esente da difetti) e sebbene produca utili non si accorge che potrebbe rendere molto di più. Per fare tutto ciò è evidente che bisogna affidarsi ad un team di esperti altamente specializzati, con consolidata esperienza sul campo, che dopo un breve check up stileranno un programma dettagliato, evidenziando le eventuali criticità ed i metodi migliori di risanamento.

fisco e dintorni

Conviene innovare in tempi di crisi? La mia impresa è obsoleta?

La definizione di innovazione è piuttosto ampia e comprende l’attività di ricerca e sviluppo svolta dall’impresa, l’acquisto di nuovi macchinari, attrezzature e tecnologie, l’introduzione di nuovi servizi, miglioramenti dei modelli di gestione ed organizzativi, nuovi design e nuove strategie di marketing. La crisi indurrebbe da un lato a ridurre gli investimenti in innovazione, sia in attesa che si riducano le incertezze economiche, sia per effetto di una maggiore difficoltà nel reperire risorse finanziarie. Dall’altro lato, è anche vero che alcune imprese o studi siano indotti a investire in misura maggiore in innovazione durante periodi di crisi per guadagnare tempo sui concorrenti e conquistare nuove quote di mercato. Tuttavia, gli investimenti in innovazione mostrano in ogni caso una certa tenuta nel tempo oltre che numerosi vantaggi per l’imprenditore o il professionista. Politiche di breve periodo sono utili solo a contrastare gli effetti immediati della crisi, ma l’innovazione dello studio o dell’impresa è il motore fondamentale per una crescita di lungo periodo ed occorre la conoscenza ed il coraggio di metterle in atto. Il risultato delle scelte strategiche a lunga scadenza è sempre incentrato su: capitale umano, maggiore specializzazione e incremento strumentale e tecnologico. Tutto ciò insieme ai modelli di lavoro improntati alle regole di efficacia e di efficienza formano un mix di successo.

Preciso innanzitutto che affrontare investimenti in nuove tecnologie senza le dovute conoscenze, e senza affidarsi a persone competenti, non serve a nulla ed equivale a fare una spesa, non un investimento!

Un investimento sappiamo tutti che è cosa ben diversa. Un investimento lo si programma e valuta anticipatamente. Da un investimento ci proponiamo di ricevere un beneficio che è variabile nel tempo in base alla specificità dello stesso. Mi permetto di suggerire, oggi più che mai, che l’orientamento strategico del miglioramento tecnologico deve passare attraverso un coinvolgimento dei maggiori fornitori dell’impresa, i quali, in un’ottica di mutati scenari economici e sociali, hanno acquisito la consapevolezza che per poter vendere i propri beni e servizi bisogna confezionarli su misura del proprio cliente e che il proprio successo è legato al loro. Occorre pertanto stabilire un legame con i propri fornitori (i più importanti e significativi) che non sia basato solo sulla fiducia commerciale, ma che si basi su fondamenti di partnership, contribuendo insieme a tutto il team dell’impresa a trovare le migliori soluzioni tecnologiche. Bisogna essere in grado di prospettarne i vantaggi fiscali e suggerire le formule migliori di acquisto e finanziamento: tutto ciò porta ad indubbi vantaggi. Avere la massima tecnologia a disposizione del proprio studio o impresa è come possedere la macchina più potente e performante in formula uno, ma significa anche riuscire ad effettuare prestazioni e diagnosi di qualità superiore, molte volte a prezzi più vantaggiosi ed in linea con le regole della green economy. Avere la migliore tecnologia offre anche un miglioramento della qualità di vita all’interno dei posti di lavoro. A tutto ciò si aggiunge il beneficio fiscale che consiste nella deduzione integrale o per quote del bene acquisito sfruttando tutti i vantaggi fiscali che ciò produce. Ricordo che gli strumenti a disposizione dell’imprenditore per acquistare tecnologia o attrezzatura sono diversi e che alcune regioni d’Italia hanno delle norme che incentivano gli investimenti, altre invece danno la possibilità, tramite alcuni consorzi di garanzia fidi, di abbattere grazie ad un contributo regionale in conto interessi il costo del denaro del 60%. Infine, il controllo dei processi lavorativi e di gestione, nonché il giusto marketing, completano il quadro dell’efficienza produttiva del proprio studio o della propria impresa, nonostante la crisi.