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Mondo Web e Tecnologie

Hashtag: guida rapida per il giusto utilizzo

È un cancelletto seguito da una Keywords (parola chiave) ciò che attualmente sul web e social media soratutto vi permette di individuare le categorie di discussioni presenti e sulle quali si confrontano gli utenti. Come per la buona educazione, anche per l’utilizzo dell’Hashtag ci sono delle regole affinchè siano utili e non fastidiosi per coloro che devono leggere un vostro post o individuare la “discussione” a cui state facendo riferimento. Gli hashtag se saputi usare sono preziosi. La natura liquida dei social netowork fa si che l’aggiornamento per il suo utilizzo adeguato debba essere costante e al passo sopratutto con le continue modifiche affettuate dagli sviluppatori. Un hashtag aumenta esponenzialmente la portata dei contenuti, così che oltre i propri fan viene raggiunto chiunque sia interessato a quella parola chiave e che l’abbia cercata anche solo da Google.

Ma come si fa a trovare il giusto hashtag per i vostri contenuti? Ecco qualche consiglio:

1) gli hashtag seguono regole differenti in base al social network in cui vengono usati; è stato evidenziato da varie ricerche di settore che sui social come Twitter e Instagram l’hashtag ha effetto sulla portata dei post, mentre su Facebook bisogna usare massimo due hastag in ogni post;

2) Etichettare ogni singola parola su un post non ha senso, così come inserire parole a caso senza alcun collegamento con il vostro contenuto;

3) Ricordate: Twitter è per classificare; Instagram aiuta a costruire una comunità e a diventare unici; Google+ è per classificare (il tag viene generato automaticamente in base a ciò che si pensa sia più rilevante); Facebook è una specie di ibrido. Se il pubblico è molto business-minded, seguire le regole di Twitter; se è orientato alla costruzione della community, seguire le regole Instagram.

 

 

 

Emozioni, gusti e sentimenti tracciati dall’Algoritmo, fino all’effetto Filter Bubble

Essere connessi ad Internet è diventata una cosa così scontata che ormai nemmeno ci facciamo più caso. Ogni giorno siamo circondati da modi per selezionare sempre più facili, dai Motori di ricerca alle App. Quindi il nostro modo di “frequentare” il web è diventato sempre più interessante per aziende e governi ecc… che grazie allo sviluppo di tecnologie hanno iniziato a tracciare i nostri percorsi di navigazione, a targettizzarci in base agli argomenti che più ci interessano e a profilarci per poter rispondere più precisamente possibile alle nostre richieste palesi o latenti. Dietro a tutto ci sono gli algoritmi, fino ad arrivare all’effetto filter bubble.

Utilizzare Google come una volta si utilizzava il Piccolo Palazzi, il Treccani o il Garzanti…

Ai suoi esordi Google non era altro che un motore di ricerca che ordinava i risultati in maniera più efficiente di altri, mettendo al primo posto effettivamente le pagine più rilevanti (risultati organici). Il meccanismo del primo algoritmo con cui Google “sceglie” le pagine più rilevanti è una somma di quante volte quel sito è stato citato da altri. Con l’aumento costante del suo utilizzo, Google ha cominciato a vendere i suoi spazi pubblicitari e a far apparire alcune pubblicità, che in base al budget investito dall’acquirente dello spazio, otteneva un posizionamento piuttosto che un altro (risultati a pagamento).

Ma è più efficace una pubblicità proposta a tutti indistintamente o targetizzata in base alle ricerche effettuate dal singolo utente?

La risposta è di facile intuizione. Ed è qui che compare il Filter Bubble.

Questo termine, tradotto letteralmente come “bolla di filtraggio”, coniato da Eli Pariser nel suo libro “The Filter Bubble: What the Internet Is Hiding from You” è il risultato del sistema di personalizzazione dei risultati di ricerche sui vari siti che registrano tutto il percorso di azioni e ricerche svolte dall’utente.

In modo semplice, significa che tutte le volte che scriviamo una ricerca nella barra di Google, vengono memorizzate e trattate in modo tale che ci siano elementi migliori per le future ricerche svolte. Se per esempio abbiamo cercato una cover per il nostro nuovo cellulare, alla decima volta lo stesso Google farà in modo che ci siano i link a siti specializzati per quel prodotto.

Oltre a Google, tutta una serie di aziende che lavorano sul web come Facebook, il NewYorkTimes, Amazon si stanno già da tempo muovendo nella direzione della personalizzazione. Tutti in qualche modo registrano le nostre preferenze, i nostri link più cliccati, i gruppi a cui aderiamo e le ricerche che salviamo.

Dunque la nostra navigazione sarà costituita da una parte di input espressi perchè selezionati autonomamente da noi, ma un’altra parte sarà quella che Internet crede che noi desideriamo avere/vedere… una questione che apre un dibattito sociologico non da poco, perchè dunque non saremo più autonomi nello stabilire totalmente di quali informazioni usufruire su Internet. Questa quantità sempre maggiore di filtri crea quindi una esperienza altamente personalizzata, e ad esempio anche se due utenti stanno cliccando contemporaneamente sulla stessa ricerca, la pagina visualizzata sarà diversa.

Vuoi diventare esperto in queste materie? Scopri il nuovo Corso “Un giorno di Marketing e Neuroscienze” tenuto dal Prof. Antonio Pelliccia e il Prof. Vincenzo Russo. Roma – 8 ottobre 2015

 

La prima cosa da fare per il tuo web marketing: individua gli influencer della tua community

Siamo costantemente connessi al web, ne abbiamo preso atto da tempo. Dobbiamo essere consapevoli che la miriade di informazioni che ogni giorno, in ogni momento ci arrivano da internet, sopratutto tramite i social network, sono un fortissimo strumento di influenza per le nostre idee, decisioni, azioni. Dunque più che il contenitore, ritorna ad avere sempre più rilevanza il contenuto per attrarre, coinvolgere e suscitare azioni rilevanti (l’acquisto di un prodotto e/o servizio).

Quindi prima di formulare il vostro piano di web marketing dovete aver chiaro quale è la vostra community di riferimento e chi sono i maggiori influncers dei quali dovete attrarre l’attenzione. La community di riferimento è: “Gruppo di utenti di Internet che si scambiano messaggi e partecipano a forum di discussione su argomenti di comune interesse”. Mentre gli influencer son coloro che riescono a diventare opinion leader di una determinata community e riescono a indirizzare le opinioni degli altri appartenenti alla stessa cerchia; coloro che si sono  guadagnati rispetto e attenzione da parte della propria nicchia, fornendo informazioni utili, spunti di riflessione in modo costante e ponderato.

Gli influencer agiscono da filtro e riescono a puntare il riflettore sul grande palco offerto dal web verso un determinato brand, piuttosto che su un personaggio, un servizio, ecc… Ma la cosa più importante che riescono a fare è creare conversazioni tra gli utenti.

Il rapporto con i propri influencer non va soltanto da voi verso di loro, può funzionare anche viceversa: ascoltandoli potrete individuare prima ciò che maggiormente piace alla vostra comunity e quindi aggiustare il tiro rispetto i vostri messaggi, prodotti e/o servizi da veicolare sul web.

(Fonte http://www.insidemarketing.it/influencer-marketing-la-strategia-vincente_7233/)

 

 

Phibo® Congress Digital Day: “L’era Digitale: realtà, sostanza, evoluzione”

Prof. Dino Re

Prof. Dino Re

Dopo esattamente un anno torna puntale l’appuntamento con l’aggiornamento professionale proposto da Phibo®. Il clima dell’Expo, di confronto e innovazione, darà ulteriore risalto e prestigio alla giornata congressuale, che come sempre non si limita a informare, tutt’al più mira a stupire e coinvolgere. Ancora di più quest’anno, con tutti i riflettori su Milano, sarà il luogo e l’occasione per mostrare quanto valga puntare sul nostro futuro, quanto noi stessi crediamo di poter realizzare progetti e idee per l’oggi ed il domani della professione. Il tema della giornata congressuale “L’era digitale; realtà, sostanza, evoluzione” verrà affrontato in modo poliedrico ed innovativo, tracciando dapprima le origini, poi le possibilità, infine la rivoluzione, che l’avvento del digitale ha messo in moto. La scelta della cornice del congresso non è affatto un caso. Il Museo di Arte e Design “La Triennale” sarà la dimora perfetta per la tela che i relatori ,alternandosi sulla scena, dipingeranno.

La giornata non mira a parlare solamente di digitale e di dentale, vuole essere un’occasione di cultura quanto di aggiornamento professionale, una giornata in cui capire i risvolti, anche in altri campi della tecnologia che utilizziamo nei nostri studi, sui nostri pazienti. Da qui l’esigenza di relazioni di ampio respiro e di completare il programma con un professionista di tutt’altro settore, Andrea Bonessa, Architetto e designer, così da dare un quadro d’insieme sull’impatto del digitale.

Il prossimo 13 giugno “La Triennale” sarà la sede di una mostra temporanea, in cui saranno in scena dei veri e propri artisti, relatori di prestigio e fama che attendono l’affluire numeroso del pubblico. Un pubblico che verrà spesso chiamato in causa, un vero meta-teatro di shakespeariana memoria in cui pubblico e relatore trovano un filo diretto, perché Phibo® ha voluto una giornata da cui tutti uscissero arricchiti. Arricchimento che può nascere solo con l’aiuto di tutti, tramite spunti, osservazioni e riflessioni da condividere. Se ancora ci fossero dei dubbi, le parole troveranno seguito nell’evidenza dei fatti; dopo le presentazioni della mattina, ci sarà spazio per i workshop in cui toccare con mano i progressi fatti nell’odontoiatria digitale. A tutti gli iscritti che lo richiederanno verrà realizzata una corona creata con le metodiche CAD/CAM illustrate durante il congresso.  Sotto l’egida della conoscenza e dell’aggiornamento, troveremo insieme la strada per innovare anche la nostra professione, dando forma al digitale lo trasformeremo in realtà, sostanza ed evoluzione.

Prof. Dino Re, Responsabile Scientifico Phibo Congress Digital Day

Come gli italiani usano la posta elettronica: nuova ricerca di settore

Una recentissima ricerca ha preso in considerazione un campione di 1.001 italiani, dai 15 anni in su, per scoprire le diverse modalità di utilizzo della propria email. E’ risultato ogni italiano riceve, in media, più di 30 email al giorno. Di solito possiede più di 2 caselle di posta a testa (2,4 caselle di posta a persona), alcune delle quali vengono utilizzate solo sporadicamente tanto che il 20% delle caselle email risulta essere dormiente. I giovani adulti (25 – 34 anni) invece hanno quasi tre indirizzi email attivi (una media di 2,8 indirizzi per individuo). Gli uomini hanno più caselle di posta elettronica delle donne (rispettivamente 2,7 e 2,2 caselle pro capite)*.

La differenza di utilizzo tra uomo e donna non è solo dal punto di vista quantitativo, ma anche qualitativo: per le donne ha una funzione “sociale”: il 15,3% di loro, rispetto a un 6,5% degli uomini, dichiara che si sentirebbe più sola senza la funzione di “aiuto relazionale” della posta elettronica.*

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La mail vince quando lo scopo dello scambio sono le informazioni, mentre viene superata da WhatsApp per l’invio di foto, video e messaggio audio, mettersi d’accordo per uscire la sera. Facebook vince per “seguire una marca che piace” e invitare più persone ad una festa.

* Email Marketing Experience Report 2015, la ricerca svolta da MagNews, azienda italiana specializzata in Email e Digital Marketing, in collaborazione Human Highway

Fonte: http://www.wired.it/internet/web/2015/05/05/italiani-mail-posta-whatsapp/

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