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Fisco & Dintorni

La REGIONE LAZIO ha detto addio alla burocrazia

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Crisi economica e controlli

A cura del

vincenzo statelli

Vincenzo Statelli, Ragioniere Commercialista

 

Dopo anni di accertamenti e contenzioso scaturito dall’applicazione rigida degli studi di settore, l’agenzia delle entrate per mano del nuovo direttore generale dott.ssa Rossella Orlandi, sembra cambiare strategia. Tutto scaturisce a seguito della sentenza di cassazione a sezioni unite di fine 2009, allorquando gli strumenti principe dell’accertamento utilizzato dal fisco, ha perso autosufficienza in chiave di accertamento. Per meglio comprendere ciò che sta accadendo dobbiamo comprendere bene alcune concetti ed in particolare ricordare:

Cosa sono gli studi di settore?

E’ ormai noto a tutti che gli studi di settore sono degli strumenti di accertamento utilizzati dal fisco per valutare la capacità di produrre ricavi o conseguire compensi dalle singole attività economiche. Sono realizzati tramite la raccolta annuale sistematica di dati richiesti ad ogni tipologia di contribuente: sia quelli di carattere fiscale, sia dati di tipo “strutturale” che caratterizzano l’attività e il contesto economico in cui questa si svolge e raggruppati per macroaree. Gli studi di settore consentono quindi, attraverso l’analisi dei dati in esso inseriti, di effettuare un calcolo statistico matematico e di determinare i ricavi o i compensi che con massima probabilità possono essere attribuiti al contribuente, individuandone non solo la capacità potenziale di produrre ricavi o conseguire compensi, ma anche i fattori interni ed esterni relativi all’attività che potrebbero determinare una limitazione della capacità stessa (orari di attività, situazioni di mercato, ecc.). Tale strumento viene dato in possesso anche al contribuente per verificare, in fase dichiarativa, il posizionamento del proprio reddito conseguito rispetto alla congruità (il contribuente è congruo se i ricavi o i compensi dichiarati sono uguali o superiori a quelli stimati dallo studio, tenuto conto delle risultanze derivanti dall’applicazione degli indicatori di normalità economica) e alla coerenza (la coerenza misura il comportamento del contribuente rispetto ai valori di indicatori economici predeterminati, per ciascuna attività, dallo studio di settore). Inoltre, al fine di plasmare al meglio l’utilizzo dello studio di settore alle realtà aziendali e professionali, e disattendere il giudizio di rigidità valutativa ricavata dagli studi di settore, il fisco ha aggiunto ulteriori elementi di valutazione, che sono gli indici di normalità economica INE.

Che cosa sono gli “indicatori di normalità economica”?

Con lo scopo di ridurre i livelli di evasione e le possibili distorsioni connesse ad una non corretta esposizione dei dati contabili e strutturali è stata introdotta una specifica analisi di coerenza dei dati dichiarati in base al posizionamento di indicatori economici, calcolati per il singolo contribuente, rispetto a valori di riferimento che individuano le condizioni di normalità economica in relazione allo studio di settore di appartenenza e all’ambito territoriale in cui opera il soggetto. Ad esempio, per i contribuenti esercenti attività di impresa gli indicatori di normalità economica sono i seguenti:

  1. a) rapporto tra costi di disponibilità dei beni strumentali  e valore degli stessi;
  2. b) rotazione del magazzino o durata delle scorte;
  3. c) valore aggiunto per addetto;
  4. d) redditività dei beni mobili strumentali;
  5. e) valore aggiunto per addetto;
  6. f) redditività dei beni strumentali mobili.

Gli indicatori sono parte integrante della metodologia di elaborazione e revisione degli studi a partire dal 2007: il software GE.R.I.CO, infatti, è chiamato a determinare i livelli di congruità dei ricavi e dei compensi tenendo anche conto di detti indicatori. Già dal periodo  d’imposta  2006, gli indicatori opererano, sempre all’interno del software GE.R.I.CO, affiancando il risultato dello studio di settore relativa. Il contribuente dovrà, quindi, confrontare i propri ricavi dichiarati con quelli risultanti dall’applicazione dell’analisi della congruità e dell’analisi di normalità economica.

EVOLUZIONE

Fin qui è tutto abbastanza metabolizzato, ma come tutti sappiamo la cronaca è piena di dentisti, avvocati, professionisti e piccoli imprenditori che versano all’erario cifre incongrue. A differenza del redditometro che incrocia le spese con i contributi, gli studi di settore raccolgono sistematicamente i dati che caratterizzano l’attività e il contesto economico in cui opera l’impresa (al solo scopo di valutare la sua  reale capacità di produrre reddito) e sono impiegati per l’accertamento induttivo di esercenti, arti, professioni e imprese. Introdotto con la legge del 29 ottobre 1993 questo strumento sebbene nel corso degli anni si sia informatizzato grazie all’ausilio del software Ge.Ri.Co. – è diventato inadeguato a causa della crisi che ha reso imprevedibili i mercati e ha rimescolato le carte, specialmente nelle libere professioni, creando forbici che rendono ridicolo qualsiasi ritratto di “casta”. Le forbici reddituali fra professionisti tutelati e precari si sono allargate, creando distorsioni in cui non è difficile rintracciare alcune delle cause del crollo della produttività. Le modifiche a favore dei giovani professionisti proprio a causa della crisi, ha costretto il Ministero delle Finanze a rivedere al ribasso l’applicazione degli studi di settore, specialmente per agevolare l’attività dei giovani professionisti impiegati spesso come collaboratori in studi e uffici. Visto che i professionisti in questo settore ricevono molto spesso un forfait, si è deciso di introdurre la variabile “ore dedicate all’attività” per venire incontro ai professionisti iscritti all’albo da meno di sei anni e che lavorano per un solo committente. Questo provvedimento serve a rispecchiare meglio la situazione reale, facendo sì che lo studio di settore tenga conto della forbice fra tutelati e precari di cui parlavamo in precedenza.

I CORRETTIVI ANTI-CRISI

Non sono questi i soli correttivi apportati dai tecnici dell’Agenzia dell’Entrate, i quali grazie ad una commissione di esperti ed ai rappresentanti delle categorie produttive e dei professionisti, che si sono basti sulle informazioni raccolte da Osservatori regionali, Associazioni di categoria, Banca d’Italia e Istat hanno introdotto importanti modifiche al software Gerico, che sono volte a rendere più flessibile il risultato degli studi di settore stessi.

ULTIME NOVITA’

La messa in campo di strumenti di contrasto all’evasione fiscale come lo Spesometro, il redditometro, la tracciabilità finanziaria e l’anagrafe di conti correnti bancari, hanno dato in mano al fisco strumenti di grande efficacia che hanno reso più potenti i dati degli studi di settore, che da soli furono dichiarati non sostenibili nell’accertamento.

– L’Agenzia delle Entrate pertanto si è premurata di evidenziare la necessità che i dati presenti negli studi di settore vengano sempre maggiormente impiegati quale strumento di selezione, per l’ulteriore attività di controllo, piuttosto che quale mero strumento accertativo, ponendo particolare attenzione all’attività di accesso breve presso il contribuente, che deve essere volta anche a rintracciare i casi in cui il contribuente abbia approfittato “abusivamente” dei vantaggi della congruità agli studi di settore. Pertanto la nuova veste degli studi di settore non sarà più quella di strumento di contrasto alla lotta all’evasione, ma una sorta di preavviso ai contribuenti, per invitarli ad una maggiore “compliance” adeguamento spontaneo in dichiarazione dei redditi, oppure come lista di selezione per eventuali maggiori accertamenti, preso atto della natura antieconomica dell’attività svolta.

Accertamenti e controlli fiscali: come districarsi?

A cura del
vincenzo statelli
dr. Vincenzo Statelli,

Ragioniere Commercialista

È notizia di questi giorni che molti contribuenti stanno ricevendo presso il proprio domicilio una missiva da parte dell’Agenzia delle Entrate che li invita a prestare gentile attenzione al reddito dichiarato nel proprio modello unico per l’anno 2011. Tale missiva, come si legge nel corpo della lettera, ha solo scopo informativo – o persuasivo direi – e non prevede obbligo di risposta da parte del contribuente.

Le strategie dell’Agenzia delle Entrate nei controlli fiscali

A cura del
foto-Rizzato
 dr.ssa Barbara Rizzato,

Dottore commercialista e revisore ufficiale dei conti in Padova

Oggi, ancor più che in passato, la preoccupazione dei controlli fiscali occupa la quotidianità di chi esercita una libera professione, e tale preoccupazione è sensibilmente più accentuata per alcune categorie professionali che in passato sono state oggetto di significative campagne di controllo e accertamento, tra cui senz’altro va inclusa quella degli odontoiatri.

L’evoluzione del fisco italiano, tra tax-compliance e grande fratello

A cura del
vincenzo statelli
dr. Vincenzo Statelli,

Ragioniere Commercialista

Il sistema italiano della tassazione sui redditi si basa sul principio della cosiddetta autotassazione dei redditi o autoliquidazione dell’imposta. Essa altro non è che il calcolo dell’ammontare dell’imposta che spetta pagare al contribuente, obbligando quest’ultimo a dichiarare il suo reddito imponibile e a versare tutte le imposte che scaturiscono a seguito dei farraginosi e spesso poco chiari meccanismi di calcolo delle imposte da corrispondere all’erario.
Nel corso degli ultimi decenni, l’introduzione di una sempre più complicata normativa fiscale ha determinato un pauroso incremento della pressione fiscale a carico della classe media – senza alcun evidente ritorno di migliori servizi al cittadino – e ha portato ad incrementare la stima dell’evasione fiscale effettuata dai tecnici dell’Agenzia delle Entrate. Gli ultimi dati snocciolati dal Direttore generale dell’Agenzia delle Entrate fanno rabbrividire chi le tasse le paga da sempre, e genera un senso di generale malessere nel vedere l’incapacità a stanare gli evasori.