Fisco & Dintorni

La REGIONE LAZIO ha detto addio alla burocrazia

LA REGIONE LAZIO HA DETTO ADDIO ALLA BUROCRAZIA

del Dott. Vincenzo Statellivincenzo statelli

La regione Lazio dopo oltre vent’anni di vigenza ha ritenuto opportuno formulare definizioni e criteri univoci circa le diverse tipologie e contesti organizzativi nei quali viene esercitata l’attività professionale da parte del laureato in medicina e chirurgia e/o in odontoiatria, con particolare riferimento a: – studi professionali (singoli o associati), non soggetti al regime dell’autorizzazione; – ambulatori e poliambulatori, soggetti al regime dell’autorizzazione; – altre tipologie di studi non soggetti ad autorizzazione all’esercizio.

Con un provvedimento di fine settembre, finalmente si fa chiarezza sulle norme degli odontoiatri e medici, liberandoli dalla burocrazia.

Cosa era successo?

Gli articoli del D.Lgs. 502/1992, e successive modifiche, insieme alle precedenti norme regionali, avevano previsto che l’esercizio di attività sanitaria fosse subordinata ad autorizzazione e che l’autorizzazione fosse richiesta anche per gli studi odontoiatrici, e per altre professioni sanitarie, qualora fossero: “attrezzati per erogare prestazioni di chirurgia ambulatoriale, ovvero procedure diagnostiche e terapeutiche di particolare complessità o che comportino un rischio per la sicurezza del paziente”.

Nel corso degli anni, l’applicazione delle sopra indicate norme, ha dato luogo a diversi dubbi interpretativi in merito ai criteri distintivi tra gli studi professionali singoli, studi associati o poliambulatori, assoggettati o meno alle prescritte autorizzazioni sanitarie. Chiaramente tutto questo marasma ha generato nel tempo oltre ad un considerevole contenzioso con la regione Lazio, anche un’immane confusione in chi intendeva intraprendere tale percorso professionale.

Con tale nuovo atto, vengono finalmente formulate in modo chiaro ed univoco, nel rispetto della normativa vigente, le definizioni delle diverse tipologie di studi medici ed odontoiatrici, i contesti organizzativi nei quali viene esercitata l’attività professionale da parte del medico e vengono altresì individuati criteri univoci per coordinare e disciplinare le relative tematiche.

Alla luce della nuova normativa vengono così definite le varie tipologie di espletamenteo dell’attività in forma singola o associata:

1. Studi singoli o associati

1.1. Studio singolo – Lo studio è la sede di espletamento dell’attività del professionista il quale la esercita personalmente in regime di autonomia. Lo studio non ha rilevanza giuridica autonoma ed in quanto strettamente collegato al professionista, cessa di avere efficacia al cessare dell’attività del professionista stesso. Nello studio professionale è infatti prevalente la componente di professione intellettuale, per esercitare la quale è unicamente necessaria l’iscrizione in appositi albi o elenchi. Tale inscindibilità tra la sede ed il professionista è confermata anche dall’articolo 2232 del Codice civile, il quale sancisce che “ Il prestatore d’opera deve eseguire personalmente l’incarico assunto. Può tuttavia valersi, sotto la propria direzione e responsabilità, di sostituti e ausiliari, se la collaborazione di altri è consentita dal contratto o dagli usi e non è incompatibile con l’oggetto della prestazione”. In definitiva quindi deve intendersi come semplice studio medico quello in cui si esercita un’attività sanitaria nel quale il profilo professionale prevale assolutamente su quello organizzativo, mentre deve qualificarsi ambulatorio ogni struttura in cui si svolgano prestazioni di natura sanitaria caratterizzate dalla complessità dell’insieme delle risorse umane, materiali ed organizzative utilizzate per l’esercizio dell’attività”.

1.2. Studio associato.

Lo studio associato è del tutto assimilabile allo studio singolo in quanto la responsabilità professionale rimane in capo al singolo professionista.

L’attività espletata nello studio associato può riguardare quella dei medici chirurghi e odontoiatri, specialisti e non. L’associazione, infatti, regolamentata in base ad accordi negoziali interni tra i professionisti, è lo strumento di cui gli stessi si avvalgono per condividere gli oneri connessi alla relativa gestione, quali le spese di locazione dell’immobile, le spese condominiali, di energia elettrica e acqua, di manutenzione, per l’acquisto delle apparecchiature o del materiale di consumo, ecc.

Nello studio associato ogni professionista deve disporre in forma esclusiva di propri locali espressamente destinati all’esercizio dell’attività espletata. Pertanto, i medesimi locali non possono essere utilizzati da altri professionisti per l’esercizio di altra attività medica. Ne consegue che nello studio associato l’ampliamento funzionale, ovvero, l’ampliamento delle branche mediche specialistiche si realizza con l’ingresso nell’associazione professionale di un ulteriore associato per l’esercizio di attività specialistica uguale o diversa da quelle preesistenti svolta in propri locali distinti e separati da quelli degli altri associati;

1.3. Ambulatori e poliambulatori

Al solo fine di meglio definire la distinzione tra lo studio medico (singolo o associato) e l’ambulatorio e il poliambulatorio, si ritiene opportuno fornire, alla luce delle numerose pronunzie giurisdizionali che hanno chiarito “deve intendersi come semplice studio medico quello in cui si esercita un’attività sanitaria nel quale il profilo professionale prevale assolutamente su quello organizzativo, mentre deve qualificarsi ambulatorio ogni struttura in cui si svolgano prestazioni di natura sanitaria caratterizzate dalla complessità dell’insieme delle risorse umane, materiali ed organizzative utilizzate per l’esercizio dell’attività”, anche le definizioni di tali strutture.

1.3.1. L’ambulatorio medico.

L’ambulatorio medico è la sede dedicata all’esercizio di attività professionali sanitarie monospecialistiche da parte di soggetti abilitati dalla legge, tra quelle previste dall’ordinamento, soggetta a specifici requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi. L’ambulatorio assume valenza giuridica oggettiva rispetto al o ai professionisti che vi operano.

1.3.2. Il poliambulatorio medico.

Il poliambulatorio medico, invece, è la sede dedicata all’espletamento contemporaneo di attività professionali sanitarie da parte di professionisti operanti in più discipline specialistiche, soggetta a specifici requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi. Al pari dell’ambulatorio anche il poliambulatorio assume valenza giuridica oggettiva rispetto ai professionisti che ivi operano. Sia l’ambulatorio che il poliambulatorio si configurano quali imprese ai sensi degli artt. 2082 e segg. del Codice Civile e sono quindi caratterizzate da un’autonomia giuridica propria, con la conseguenza di una netta e chiara separazione tra una responsabilità di tipo imprenditoriale (che fa capo all’imprenditore titolare del provvedimento di autorizzazione), una responsabilità di tipo tecnico-organizzativo (che fa capo al direttore sanitario) ed una responsabilità di ordine professionale, che fa capo all’esecutore della prestazione (il medico). In questo caso, l’avvicendamento dei medici lascia inalterata nel tempo l’impresa ed eventualmente anche la sua ragione sociale. Gli ambulatori e i poliambulatori sono presidi sanitari aperti al pubblico aventi individualità ed organizzazione propria ed autonoma, in cui sono erogate prestazioni a favore di tutti i pazienti richiedenti. Essi presentano le stesse caratteristiche di strutture più complesse nelle quali deve essere garantita la presenza di un direttore sanitario responsabile. Gli ambulatori e i poliambulatori sono strutture disciplinate dall’art. 4, comma 1, lettera a), della L.R. n. 4/2003 e, pertanto, sono comunque soggette ad autorizzazione all’esercizio.

La chiarezza arriva con l’elenco di cui sotto, che libera da preventiva autorizzazione le seguenti attività svolte dai dentisti:

1 Conservativa; 2 Endodonzia; 3 Gnatologia; 4 Igiene e profilassi cavo orale; 5 Implantologia esclusi gli impianti zigomatici; 6 Interventi che non comportano il grande rialzo del seno mascellare; 7 Interventi che comportano asportazione di neoformazioni dei tessuti duri e molli dei mascellari di natura non neoplastica; 8 Interventi sul mascellare inferiore che non prevedano trasposizione del nervo alveolare inferiore; 9 Odontoiatria infantile; 10 Ortodonzia fissa e mobile; 11 Parodontologia; 12 Protesi fisse e mobili; 13 Sbiancamento dentale; 14 Trattamenti di medicina estetica limitati alla zona delle labbra correlati ad un protocollo di cura odontoiatrica completa proposto al paziente.

Grazie a tale provvedimento, anche nel territorio laziale ci si potrà organizzare in “studi polimedici”, in cui è possibile trovare sia medici delle varie discipline, sia medici odontoiatri, come già avviene in altre regioni, senza obbligo di richiedere l’autorizzazione all’Ente regionale; Era una riforma molto attesa e auspicata da più parti che chiarisce e definisce finalmente i criteri distintivi tra gli studi medici e odontoiatrici assoggettati o meno al regime autorizzativo.

Crisi economica e controlli

A cura del

vincenzo statelli

Vincenzo Statelli, Ragioniere Commercialista

 

Dopo anni di accertamenti e contenzioso scaturito dall’applicazione rigida degli studi di settore, l’agenzia delle entrate per mano del nuovo direttore generale dott.ssa Rossella Orlandi, sembra cambiare strategia. Tutto scaturisce a seguito della sentenza di cassazione a sezioni unite di fine 2009, allorquando gli strumenti principe dell’accertamento utilizzato dal fisco, ha perso autosufficienza in chiave di accertamento. Per meglio comprendere ciò che sta accadendo dobbiamo comprendere bene alcune concetti ed in particolare ricordare:

Cosa sono gli studi di settore?

E’ ormai noto a tutti che gli studi di settore sono degli strumenti di accertamento utilizzati dal fisco per valutare la capacità di produrre ricavi o conseguire compensi dalle singole attività economiche. Sono realizzati tramite la raccolta annuale sistematica di dati richiesti ad ogni tipologia di contribuente: sia quelli di carattere fiscale, sia dati di tipo “strutturale” che caratterizzano l’attività e il contesto economico in cui questa si svolge e raggruppati per macroaree. Gli studi di settore consentono quindi, attraverso l’analisi dei dati in esso inseriti, di effettuare un calcolo statistico matematico e di determinare i ricavi o i compensi che con massima probabilità possono essere attribuiti al contribuente, individuandone non solo la capacità potenziale di produrre ricavi o conseguire compensi, ma anche i fattori interni ed esterni relativi all’attività che potrebbero determinare una limitazione della capacità stessa (orari di attività, situazioni di mercato, ecc.). Tale strumento viene dato in possesso anche al contribuente per verificare, in fase dichiarativa, il posizionamento del proprio reddito conseguito rispetto alla congruità (il contribuente è congruo se i ricavi o i compensi dichiarati sono uguali o superiori a quelli stimati dallo studio, tenuto conto delle risultanze derivanti dall’applicazione degli indicatori di normalità economica) e alla coerenza (la coerenza misura il comportamento del contribuente rispetto ai valori di indicatori economici predeterminati, per ciascuna attività, dallo studio di settore). Inoltre, al fine di plasmare al meglio l’utilizzo dello studio di settore alle realtà aziendali e professionali, e disattendere il giudizio di rigidità valutativa ricavata dagli studi di settore, il fisco ha aggiunto ulteriori elementi di valutazione, che sono gli indici di normalità economica INE.

Che cosa sono gli “indicatori di normalità economica”?

Con lo scopo di ridurre i livelli di evasione e le possibili distorsioni connesse ad una non corretta esposizione dei dati contabili e strutturali è stata introdotta una specifica analisi di coerenza dei dati dichiarati in base al posizionamento di indicatori economici, calcolati per il singolo contribuente, rispetto a valori di riferimento che individuano le condizioni di normalità economica in relazione allo studio di settore di appartenenza e all’ambito territoriale in cui opera il soggetto. Ad esempio, per i contribuenti esercenti attività di impresa gli indicatori di normalità economica sono i seguenti:

  1. a) rapporto tra costi di disponibilità dei beni strumentali  e valore degli stessi;
  2. b) rotazione del magazzino o durata delle scorte;
  3. c) valore aggiunto per addetto;
  4. d) redditività dei beni mobili strumentali;
  5. e) valore aggiunto per addetto;
  6. f) redditività dei beni strumentali mobili.

Gli indicatori sono parte integrante della metodologia di elaborazione e revisione degli studi a partire dal 2007: il software GE.R.I.CO, infatti, è chiamato a determinare i livelli di congruità dei ricavi e dei compensi tenendo anche conto di detti indicatori. Già dal periodo  d’imposta  2006, gli indicatori opererano, sempre all’interno del software GE.R.I.CO, affiancando il risultato dello studio di settore relativa. Il contribuente dovrà, quindi, confrontare i propri ricavi dichiarati con quelli risultanti dall’applicazione dell’analisi della congruità e dell’analisi di normalità economica.

EVOLUZIONE

Fin qui è tutto abbastanza metabolizzato, ma come tutti sappiamo la cronaca è piena di dentisti, avvocati, professionisti e piccoli imprenditori che versano all’erario cifre incongrue. A differenza del redditometro che incrocia le spese con i contributi, gli studi di settore raccolgono sistematicamente i dati che caratterizzano l’attività e il contesto economico in cui opera l’impresa (al solo scopo di valutare la sua  reale capacità di produrre reddito) e sono impiegati per l’accertamento induttivo di esercenti, arti, professioni e imprese. Introdotto con la legge del 29 ottobre 1993 questo strumento sebbene nel corso degli anni si sia informatizzato grazie all’ausilio del software Ge.Ri.Co. – è diventato inadeguato a causa della crisi che ha reso imprevedibili i mercati e ha rimescolato le carte, specialmente nelle libere professioni, creando forbici che rendono ridicolo qualsiasi ritratto di “casta”. Le forbici reddituali fra professionisti tutelati e precari si sono allargate, creando distorsioni in cui non è difficile rintracciare alcune delle cause del crollo della produttività. Le modifiche a favore dei giovani professionisti proprio a causa della crisi, ha costretto il Ministero delle Finanze a rivedere al ribasso l’applicazione degli studi di settore, specialmente per agevolare l’attività dei giovani professionisti impiegati spesso come collaboratori in studi e uffici. Visto che i professionisti in questo settore ricevono molto spesso un forfait, si è deciso di introdurre la variabile “ore dedicate all’attività” per venire incontro ai professionisti iscritti all’albo da meno di sei anni e che lavorano per un solo committente. Questo provvedimento serve a rispecchiare meglio la situazione reale, facendo sì che lo studio di settore tenga conto della forbice fra tutelati e precari di cui parlavamo in precedenza.

I CORRETTIVI ANTI-CRISI

Non sono questi i soli correttivi apportati dai tecnici dell’Agenzia dell’Entrate, i quali grazie ad una commissione di esperti ed ai rappresentanti delle categorie produttive e dei professionisti, che si sono basti sulle informazioni raccolte da Osservatori regionali, Associazioni di categoria, Banca d’Italia e Istat hanno introdotto importanti modifiche al software Gerico, che sono volte a rendere più flessibile il risultato degli studi di settore stessi.

ULTIME NOVITA’

La messa in campo di strumenti di contrasto all’evasione fiscale come lo Spesometro, il redditometro, la tracciabilità finanziaria e l’anagrafe di conti correnti bancari, hanno dato in mano al fisco strumenti di grande efficacia che hanno reso più potenti i dati degli studi di settore, che da soli furono dichiarati non sostenibili nell’accertamento.

– L’Agenzia delle Entrate pertanto si è premurata di evidenziare la necessità che i dati presenti negli studi di settore vengano sempre maggiormente impiegati quale strumento di selezione, per l’ulteriore attività di controllo, piuttosto che quale mero strumento accertativo, ponendo particolare attenzione all’attività di accesso breve presso il contribuente, che deve essere volta anche a rintracciare i casi in cui il contribuente abbia approfittato “abusivamente” dei vantaggi della congruità agli studi di settore. Pertanto la nuova veste degli studi di settore non sarà più quella di strumento di contrasto alla lotta all’evasione, ma una sorta di preavviso ai contribuenti, per invitarli ad una maggiore “compliance” adeguamento spontaneo in dichiarazione dei redditi, oppure come lista di selezione per eventuali maggiori accertamenti, preso atto della natura antieconomica dell’attività svolta.

Accertamenti e controlli fiscali: come districarsi?

A cura del
vincenzo statelli
dr. Vincenzo Statelli,

Ragioniere Commercialista

È notizia di questi giorni che molti contribuenti stanno ricevendo presso il proprio domicilio una missiva da parte dell’Agenzia delle Entrate che li invita a prestare gentile attenzione al reddito dichiarato nel proprio modello unico per l’anno 2011. Tale missiva, come si legge nel corpo della lettera, ha solo scopo informativo – o persuasivo direi – e non prevede obbligo di risposta da parte del contribuente.

Le strategie dell’Agenzia delle Entrate nei controlli fiscali

A cura del
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 dr.ssa Barbara Rizzato,

Dottore commercialista e revisore ufficiale dei conti in Padova

Oggi, ancor più che in passato, la preoccupazione dei controlli fiscali occupa la quotidianità di chi esercita una libera professione, e tale preoccupazione è sensibilmente più accentuata per alcune categorie professionali che in passato sono state oggetto di significative campagne di controllo e accertamento, tra cui senz’altro va inclusa quella degli odontoiatri.

L’evoluzione del fisco italiano, tra tax-compliance e grande fratello

A cura del
vincenzo statelli
dr. Vincenzo Statelli,

Ragioniere Commercialista

Il sistema italiano della tassazione sui redditi si basa sul principio della cosiddetta autotassazione dei redditi o autoliquidazione dell’imposta. Essa altro non è che il calcolo dell’ammontare dell’imposta che spetta pagare al contribuente, obbligando quest’ultimo a dichiarare il suo reddito imponibile e a versare tutte le imposte che scaturiscono a seguito dei farraginosi e spesso poco chiari meccanismi di calcolo delle imposte da corrispondere all’erario.
Nel corso degli ultimi decenni, l’introduzione di una sempre più complicata normativa fiscale ha determinato un pauroso incremento della pressione fiscale a carico della classe media – senza alcun evidente ritorno di migliori servizi al cittadino – e ha portato ad incrementare la stima dell’evasione fiscale effettuata dai tecnici dell’Agenzia delle Entrate. Gli ultimi dati snocciolati dal Direttore generale dell’Agenzia delle Entrate fanno rabbrividire chi le tasse le paga da sempre, e genera un senso di generale malessere nel vedere l’incapacità a stanare gli evasori.