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Diritto sanitario

Riforma innovativa per la Regione Lazio: approvate le nuove norme per le autorizzazioni sanitarie per gli studi odontoiatrici.

Con delibera di Giunta, in data 9 settembre 2015, la Regione Lazio ha approvato definitivamente la proposta di legge n. 12332 sulla “Definizione delle tipologie di studi medici e odontoiatrici non soggetti ad autorizzazione all’esercizio di attività sanitaria e sociosanitaria”.

Il commento della Dott.ssa Santaniello, Presidente Andi Roma:

Secondo lei qual è il risvolto più importante ed innovativo che merita maggiore risalto?
Le nuove normative, da adesso, nel Lazio, distinguono, per tutte le specialità mediche e odontoiatriche, le prestazioni a minore invasività, e quindi non soggette al regime autorizzativo, ma solo a comunicazione alla ASL, da quelle maggiormente invasive, per le quali continuerà ad essere richiesta l’autorizzazione alla Regione Lazio. A partire da questo presupposto il professionista, da adesso, potrà scegliere se seguire l’iter che prevede l’autorizzazione oppure optare per una tipologia di prestazione a minore invasività che non necessita di autorizzazione, ma solo di comunicazione alla ASL. In quest’ultima categoria rientra una delle novità della delibera, ovvero la nascita degli Studi Polimedici, in cui più professionisti, odontoiatri e medici, che espletano la propria attività nella stessa unità immobiliare, anche in discipline specialistiche diverse, in maniera autonoma e indipendente pur condividendo gli spazi comuni (sala d’attesa, accettazione, servizi igienici etc.), ma non la segreteria. Rimangono comunque i vantaggi per chi ha già un’autorizzazione all’esercizio o per coloro i quali volessero richiederla, che consistono  oltre che nella possibilità di erogare qualsiasi tipo di prestazione nell’ambito dell’attività autorizzata, senza distinzione tra attività invasiva e non,  nel mantenimento delle ‘deroghe’ acquisite e nella ‘cedibilità’ del titolo autorizzativo con la possibilità di trasformazione da studio ad ambulatorio. Fermo restando che il vero problema delle autorizzazione rimane quello relativo all’uniformità e all’equità dei controlli ASL in tutto il territorio, a tutela dei professionisti in regola, in quanto da sempre schierati contro ogni forma di abusivismo. Per questo come Andi abbiamo richiesto l’avvio di una formazione dei singoli ispettori per uniformare i controlli su tutto il territorio regionale  e anche per evitare contenziosi dall’esito imprevedibile con inevitabile consequenziale richiesta di risarcimento danni da parte del professionista.
Lo snellimento della burocrazia quali vantaggi porterà?
Questa delibera mantiene di fatto l’iter autorizzativo invariato per le grandi strutture, impedendo così un eventuale invasione incontrollata del franchising del dentale e agevolando, al contempo, i giovani nell’apertura o nell’ingresso in nuovi studi medici e odontoiatrici in quanto la semplificazione comporta una deburocratizzazione con il relativo snellimento delle procedure e dei tempi di apertura a carico dei professionisti. La normativa apre quindi nuovi scenari per i giovani medici e odontoiatri a partire dall’introduzione degli studi Polimedici. Una grande novità che consentirà ai giovani odontoiatri nuovi sbocchi occupazionali, un forte segnale in un momento di grande difficoltà economica, permettendo di suddividere le spese quali affitti, mutui, Imu e gestione per chi volesse intraprendere un’attività autonoma come libero professionista.
Pensa che la possibilità di creare studi polimedici sarà accolta velocemente dai liberi professionisti che operano nel territorio della Regione Lazio?
L’introduzione di questa forma di studio Polimedico è stata fortemente richiesta dalla base della categoria, ma come tutte le novità di carattere amministrativo occorre un recepimento univoco e non interpretabile sia da parte delle istituzioni che  le erogano che da coloro a cui sono destinate. Con il tempo saranno più chiari sia i vantaggi che le eventuali criticità che, qualora si presentassero nel tempo, saremo pronti a fronteggiare.

Attività odontoiatriche per cui non è necessario chiedere l’autorizzazione per praticarle:
· Conservativa
· Endodonzia
· Gnatologia
· Igiene e profilassi cavo orale
· Implantologia esclusi gli impianti zigomatici
· Interventi che non comportano il grande rialzo del seno mascellare
· Interventi che comportano asportazione di neofol1nazioni dei tessuti duri e molli dei mascellari di natura neoplastica
· Interventi sul mascellare inferiore che non prevedano trasposizione del nervo alveolare inferiore
· Odontoiatria infantile
· Ortodonzia fissa e mobile
· Parodontologia
· Protesi fisse e mobili
· Sbiancamento dentale
· Trattamenti di medicina estetica limitati alla zona delle labbra correlati ad un protocollo di cura odontoiatrica completa proposto al paziente

Decisione storica AGCM verso la liberalizzazione della pubblicità sanitaria

A cura della
Silvia-Stefanelli-foto
dr.ssa Silvia Stefanelli
Avvocato esperto in diritto sanitario

L’AGCM ha sanzionato la Federazione nazionale dell’Ordine dei medici: le norme contenute nel codice deontologico del 2006 e nelle Linee guida applicative costituiscono “illecite restrizioni della concorrenza”

Sanzione pesantissima per la FNOMCeO, oltre ottocentomila euro, e l’obbligo di porre immediatamente in essere misure atte a porre termine all’infrazione.

Qual è il contesto che ha portato tale decisione? L’istruttoria è partita l’anno scorso su segnalazione di singoli professionisti, studi odontoiatrici e di Groupon che hanno denunciato di essere stati soggetti a sanzioni disciplinari da parte di singoli Ordini dei medici e degli odontoiatri per aver violato le norme deontologiche.

Con il provvedimento 25078/2014 l’AGCM ha stabilito che le norme previste in materia pubblicitaria dal codice deontologico sono formulate in maniera tale da consentire agli ordini professionali (in particolare CAO visto che i casi analizzati sono tutti di odontoiatria) di aprire “strumentalmente” procedimenti disciplinari attraverso i quali limitare e boicottare la pubblicità. E quindi la lecita concorrenza tra i professionisti.

L’AGCM stabilisce con grande precisione quali limitazioni sono da considerare contrarie alla concorrenza e vanno quindi rimosse.

Focalizziamo l’attenzione sui temi chiave della decisione:

 

  • Pubblicità promozionale.

Come noto il Codice Deontologico prevedeva solo la possibilità di “pubblicità informativa” mentre vietava quella “promozionale”. Secondo l’Autorità tale divieto è da considerarsi illegittimo se si considera che scopo della pubblicità è proprio la promozione dei servizi offerti da un professionista. Sul punto si richiama anche la Direttiva 2000/31/CE dell’8 giugno 2000 definisce come “comunicazioni commerciali”, all’articolo 2, lettera f), “tutte le forme di comunicazione destinate a promuovere, in modo diretto o indiretto, beni, servizi, o l’immagine di un’impresa, di un’organizzazione o di una persona che svolge un’attività commerciale, industriale o artigianale o una libera professione.”

Da ora in avanti, quindi, la pubblicità promozionale potrà essere realizzata.

 

  • Pubblicità comparativa

L’articolo 56, comma 2, del Codice di deontologia medica 2006 vieta totalmente la pubblicità comparativa.

Secondo l’AGCM tale forma di pubblicità va invece considera legittima “se si considera che tale forma di promozione è, per sua natura, finalizzata alla valorizzazione degli elementi che differenziano il servizio pubblicizzato e ha quindi un contenuto tipicamente informativo”. Qui l’Autorità richiama la Commissione europea che nella propria Relazione del 2004, ha affermato come sia “ampiamente riconosciuto che la pubblicità, ed in particolare la pubblicità comparativa, può essere uno strumento di concorrenza fondamentale per le nuove imprese che fanno il loro ingresso nel mercato e per le imprese esistenti che lanciano nuovi prodotti”.

 

  • Decoro professionale

Parte più interessante della decisione con cui L’AGCM sancisce che il parametro del decoro professionale inserito nell’articolo 56 del Codice di deontologia medica 2006 come clausola generale cui deve conformarsi la pubblicità, è suscettibile di interpretazioni ed applicazioni ingiustificatamente restrittive in quanto non sono forniti criteri che concorrono a individuarne chiaramente l’esatto contenuto prescrittivo.

Ma si spinge anche oltre ricordando che come già evidenziato dall’Autorità nella citata IC34, in conformità con i principi antitrust, “nel settore dei servizi professionali, la nozione di decoro dovrebbe essere inserita nei codici di autoregolamentazione esclusivamente come principio generale che incentivi la concorrenza tra professionisti, al fine di rafforzare i doveri di correttezza professionale”, trattandosi di una nozione che dovrebbe “mirare a salvaguardare l’etica professionale, ossia a garantire il corretto espletamento della professione” ed essere “utilizzata nei codici di condotta come principio generale dell’agire del professionista, potendo essere volta, a titolo esemplificativo, a garantire lo svolgimento diligente ed esaustivo delle prestazioni professionali richieste, la coscienziosa preparazione tecnica, la disponibilità all’aggiornamento continuo anche dei collaboratori e dipendenti, l’efficiente organizzazione del team professionale, la correttezza professionale nei confronti dei colleghi e degli utenti”.

Al contrario secondo l’AGCM non dovrebbe essere invece associata ad aspetti economici della professione (come la pubblicità) poiché in questo caso “il rischio è che i principi di etica professionale vengano utilizzati non per la tutela di interesse generali, ma per la difesa di posizioni acquisite”.

Del resto, né il Legiuslatore della 248/2006 né quello D.P.R. n. 137/12 non ha ritenuto necessario richiamare il parametro del “decoro professionale” in relazione alla pubblicità dei servizi professionali, ritenendo sufficiente per tutelare gli interessi generali di protezione dei consumatori e di sanità pubblica prescrivere che essa sia “funzionale all’oggetto, veritiera e corretta, non deve violare l’obbligo del segreto professionale e non dev’essere equivoca, ingannevole o denigratoria”.

 

  • Tariffe

Il punto 5 Linee Guida stabiliva che le stesse potevano essere comunicate solo se pubblicizzate insieme ad altri elementi. Secondo l’AGCM tale previsione costituisce un’ingiustificata limitazione delle modalità con cui un professionista può promuovere i servizi offerti. Al contrario l’Autorità reputa che il prezzo da solo possa costituire un importante elemento informativo nella determinazione delle scelte dei consumatori, nonché una primaria leva del processo concorrenziale, come del resto già riconosciuto dall’articolo 2 del D.L. n. 223/06 (“[…] nonché il prezzo e i costi complessivi delle prestazioni […]”). Anche la suddetta disposizione deontologica ha pertanto un oggetto restrittivo della concorrenza.

 

Da ultimo l’AGCM svolge una serie di valutazioni sul nuovo Codice Deontologico maggio 2014.

Nonostante la FNMOCeO avesse sostenuto nelle proprie difese che quest’ultimo doveva considerarsi in linea con i dettami della concorrenza, l’Autorità ha ritenuto invece che sia necessario un ulteriore sforzo di liberalizzazione.

Più esattamente l’ACGM ha rileva infatti che, seppure sia stato eliminato dall’articolo 56 il parametro del “decoro professionale”, sono stati però introdotti, al secondo comma, una serie di parametri alcuni dei quali molto generici e non previsti dalla vigente normativa [la pubblicità sanitaria dovrebbe essere “prudente, obiettiva, pertinente] e pertanto potenzialmente suscettibili di una applicazione restrittiva della concorrenza,

Inoltre, pur essendo stato eliminato dall’articolo 56 il divieto di “pubblicità promozionale”, è ancora previsto, al terzo comma, un generale divieto di pubblicità comparativa che va invece eliminato.

Secondo l’AGCM occorre quindi che la FNOMCeO rimetta mano al Codice deontologico e riscriva le regole sulla pubblicità.

 

La FNOMCeO ha già espresso la sua intenzione di ricorrere davanti al TAR avveso questa decisione.

Decisione destinata a segnare le strategie di marketing nel settore sanitario.

La consulenza tecnica in ambito odontologico forense

A cura del
marco-scarpelli
prof. Marco Scarpelli
Docente in odontologia forense, Università di Firenze
libero professionista, Milano

Negli ultimi anni, con l’avvento della nuova procedura in ambito civilistico consulenziale, le modalità di gestione della consulenza tecnica, anche in ambito odontologico forense, sono cambiate.
Rispetto ad un tempo nel quale il CTU (consulente tecnico d’ufficio) sottoponeva a visita il periziando/a, raccoglieva l’anamnesi, ricostruiva quindi la storia clinica, sentiva i CTP (consulenti tecnici di parte) e procedeva quindi a stesura dell’elaborato d’ufficio, destinato al giudice incaricante, oggi risulta introdotta una ulteriore fase, successiva alla stesura di un primo elaborato, definito come bozza, che il CTU invia ai CTP richiedendo, in un tempo predeterminato, note eventuali sulle quali definire infine l’elaborato destinato al Giudice.

La polizza di responsabilità civile professionale

A cura di
foto-Antonio-Luise
 Antonio Luise
Esperto di polizze assicurative

PREMESSA

Obbligo di copertura assicurativa per i professionisti sanitari.

Com’è noto, l’art. 3, comma 5, del D.L. 138/2011, convertito, con modificazioni, dalla L. 148/2011, ha previsto l’adozione di un Decreto del Presidente della Repubblica per la revisione degli ordinamenti professionali, stabilendo tra i criteri di riforma anche l’introduzione dell’obbligo di copertura assicurativa per tutti i professionisti iscritti all’albo.

L’art. 5 del D.P.R. 137/2012 ha, dunque, previsto per i professionisti due specifici obblighi, con decorrenza dal 15 agosto 2013, la cui violazione costituisce illecito disciplinare.

Fatta questa premessa poniamo attenzione a quali passi dobbiamo fare prima di contrarre una polizza di Responsabilità Civile Professionale.

Le società professionali

A cura della
Silvia-Stefanelli-foto
dr.ssa Silvia Stefanelli
Avvocato
esperto in diritto sanitario

Ai nastri di partenza le società professionali disciplinate dal DM 8 febbraio 2013 n. 34 in attuazione dell’art. 10 comma 10 legge 183-2011.

Analizziamo – molto in sintesi – i punti cardine per poi valutarne la specifica portata in ambito dentale:
–    la società professionale ha per oggetto l’esercizio di una o più attività professionali formate tra professionisti di ordini, albi e collegi, nonche’ dei cittadini degli Stati membri dell’Unione europea;
–    sono ammesse le società multidisciplinari;
–    al fine di garantire che la prestazione sia effettivamente eseguita dal socio in possesso dei requisiti richiesti per l’esercizio della professione, sono imposti stretti vincoli di trasparenza e informazione a favore del cliente (obbligo di consegnare l’elenco dei soci, anche investitori; diritto di chiedere la prestazione espressamente ad un socio; esistenza di eventuali conflitti di interesse ecc..). E’ prevista comunque lapossibilità per il socio professionista di avvalersi della collaborazione di ausiliari;