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Accertamenti e controlli fiscali: come districarsi?

A cura del
vincenzo statelli
dr. Vincenzo Statelli,

Ragioniere Commercialista

È notizia di questi giorni che molti contribuenti stanno ricevendo presso il proprio domicilio una missiva da parte dell’Agenzia delle Entrate che li invita a prestare gentile attenzione al reddito dichiarato nel proprio modello unico per l’anno 2011. Tale missiva, come si legge nel corpo della lettera, ha solo scopo informativo – o persuasivo direi – e non prevede obbligo di risposta da parte del contribuente. Con tale missiva l’Agenzia delle Entrate rende edotto il contribuente che dal confronto dei dati indicati nella dichiarazione dei redditi Unico 2012 con le informazioni presenti nelle banche dati dell’Agenzia delle Entrate, risultano alcune spese apparentemente non compatibili con i redditi dichiarati. Alla comunicazione è allegato anche un prospetto riepilogativo in cui sono indicate le spese note all’Agenzia e per le quali la stessa ritiene di non avere giustificazione apparente. La griglia replica fedelmente le sette categorie di spesa che compongono il nuovo redditometro; ogni gruppo presenta, poi, delle sottocategorie. Il contribuente, pertanto, dovrà valutare la compatibilità del reddito dichiarato con le spese segnalate e sostenute nello stesso anno. Qualora a seguito di tale missiva, il contribuente ritenesse di ritoccare verso l’alto la dichiarazione dei redditi, l’Agenzia delle Entrate ricorda che ci si potrà avvalere del ravvedimento con sanzioni ridotte sino al 30 settembre prossimo.
Tale invio ci fa concretamente toccare con mano l’evoluzione della normativa in ambito di accertamento fiscale. Le modifiche introdotte recentemente hanno fatto si che molti flussi di informazioni di diverso tipo siano indirizzati all’Agenzia delle Entrate. Anche gli intermediari finanziari dovranno comunicare tutti i dati di inizio e fine anno, il totale delle movimentazioni e gli utilizzi delle carte di credito. Ed in più gli investimenti e i disinvestimenti dei conti deposito. Possiamo quindi affermare che nessuno è più immune dai controlli bancari, titolari e non di attività. Dopo l’estensione delle verifiche ai conti correnti dei soci o degli amministratori della società, e dei familiari o amici dell’imprenditore o del professionista, inizia a farsi strada anche la possibilità di assoggettare ad indagini finanziarie anche il contribuente sprovvisto di partita Iva. Con il possesso di questa ulteriore sterminata banca dati, oltre a quanto già in possesso all’anagrafe tributaria, si perfeziona il nuovo Redditometro.
Tale strumento di accertamento è diventato realtà per gli italiani circa un ventennio fa, ma oggi, riadattato ai moderni canoni e facendo uso delle più avanzate tecnologie, è diventato il principale strumento di accertamento con cui gli italiani dovranno confrontarsi e difendersi nei prossimi mesi ed anni. Il Fisco ha già reso nota tutta la procedura dei controlli e la modalità di redazione delle liste di controllo.
Bisogna far presente però che la verifica bancaria può anche non essere finalizzata a ricondurre i versamenti sospetti ad altro soggetto, ad altra società partecipata, al familiare del titolare di partita Iva, ma semplicemente a qualificare gli stessi come extraredditi in capo al titolare del c/c e sottoporli a tassazione. Sarà quest’ultimo ad indicare il reale beneficiario qualora voglia assumersi le proprie responsabilità. A tal proposito non mi stancherò mai di ricordare che è buon uso annotare tutti i movimenti che non hanno all’origine una giustificazione, e conservare con cura tutti gli elementi giustificativi di tali movimenti per gli anni a venire. Già, perché gli accertamenti avvengono spesso dopo un lasso di tempo variabile e ricomprendono anche diversi anni precedenti, e dunque la memoria non potrà esserci di grande aiuto!
Ma veniamo ai dati in possesso all’Agenzia delle Entrate. Questa enorme e sterminata banca dati in possesso dell’Agenzia è la base su cui ruota il Redditometro.

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Come funziona il Redditometro?

Il Redditometro, come ormai noto, si basa sul principio del possedimento, ovvero, se un individuo possiede un determinato bene deve dimostrare di produrre un reddito adeguato per poterselo permettere. Tutto ciò ha creato un enorme allarmismo tra i contribuenti che sempre di più sentono il peso di un fisco pressante e arrogante, ed a maggior ragione in periodi in cui l’economia non sembra dare segnali di recupero, tutto ciò rasenta l’inaccettabile. L’Agenzia delle Entrate a seguito del clamore suscitato dal fatto di addossare l’onere della prova ai contribuenti, al fine di rassicurarli e mettere a tacere le voci di numerosi errori presenti nel software di accertamento, ha chiarito che per far scattare il controllo del Fisco occorre guardare il cosiddetto scostamento, ossia la differenza fra reddito effettivo complessivo del contribuente ed il reddito effettivamente dichiarato dal contribuente. Se questa differenza è superiore o uguale al 20% allora il Fisco farà scattare la manovra d’accertamento, purché comunque lo spostamento abbia un importo pari o maggiore ad almeno 12.000 euro.
A questo punto oltre a permettermi di suggerire di tenere sempre traccia di tutti i movimenti finanziari operati anche al di fuori dell’attività, si impone la necessità di comprendere come ci si dovrà comportare in caso di accertamento. Se gli ispettori delle Finanze dovessero rilevare incongruenza nella dichiarazione dei redditi il contribuente, quest’ultimo potrà difendersi in tre distinti modi:

  • dimostrare che si tratta di un errore materiale con i documenti da utilizzare come prova;
  • dimostrare di aver acquisito un bene grazie al risparmio pluriennale;
  • dimostrare che il pagamento è stato fatto da un’altra persona.

Nel primo e secondo caso è necessario dimostrare la propria innocenza con gli estratti conti bancari; mentre nel terzo bisogna esibire un documento che attesta il pagamento fatto da terzi.
Se il contribuente dimostrerà di aver agito in maniera corretta, il Fisco ritirerà l’accertamento. Nel caso contrario, se un individuo viene scoperto nel tentativo di evadere le tasse, o non sarà in grado di poter giustificare il proprio comportamento, la stessa persona dovrà versare tutto il non versato, con le sanzioni e gli interessi previsti.
Qualora le ragioni del contribuente non fossero accolte in toto dall’ufficio, purtroppo si aprirà la strada della mediazione e del contenzioso tributario che dovrà fare i conti con i nuovi avvisi di accertamento immediatamente esecutivi. Prevenire, dunque, è meglio che curare! Invito pertanto tutti i contribuenti a volersi sempre consultare con il proprio commercialista di fiducia prima di effettuare qualsiasi investimento mobiliare ed immobiliare. Ed esorto infine tutti i contribuenti a richiedere, qualora il proprio commercialista non l’abbia già fatto, la verifica dei redditi con il programma REDDITEST prima della redazione della prossima dichiarazione dei redditi. Per ogni ulteriore eventuale dubbio e per tutti i chiarimenti del caso, considerato anche il tumultuoso evolversi della normativa, raccomando vivamente di chiedere consiglio ad un commercialista o a un professionista abilitato che abbia già maturato notevole esperienza al riguardo.